Un mio intervento del 15 gennaio scorso in questa rubrica esponeva le ragioni per cui era criticabile la sospensione di Sirio nelle ultime feste natalizie, decisa dall’Assessore Saliera dell’Amministrazione Del Bono. …
Le considerazioni critiche di allora sono ancora oggi e ancor più valide per la riduzione oraria di Sirio decisa dal Commissario. In particolare colpisce che l’unica motivazione del provvedimento Saliera sia ancora la stessa e l’unica del Commissario Cancellieri: “la rivitalizzazione commerciale e la fruibilità del centro storico”. Nessuna attenzione all’inevitabile impatto sulla qualità dell’aria e sulla salute dal prevedibile aumento degli accessi, tanto da prevedere il monitoraggio solo degli accessi e non degli inquinanti atmosferici per verificarne nel centro storico le variazioni.
A questa osservazione sarebbe stato risposto che la centralina di San Felice è sufficiente a tale fine. Ritengo necessario rispondere che quelle rilevazioni non permettono di valutare la così detta “esposizione di prossimità”, ossia quella propria del centro storico, assumendo quali indicatori PM 10 e PM 2,5. Infatti il monitoraggio della qualità dell’aria di Londra nelle zone soggette a limitazione di traffico, pur con la riduzione degli accessi, non ha messo in evidenza miglioramenti relativi al particolato rispetto alle zone a traffico normale; lo stesso risultato è stato dimostrato a Milano dai dati di confronto tra Zona Ecopass, simile come tipo di limitazioni a quelle di Londra che a Milano hanno ridotto gli accessi del 19%, e il resto della città.
Ora si dispone di un indicatore, Black carbon (BC), che permette di valutare i rischi per la salute “da prossimità da traffico”. Il BC è una misura delle particelle ultrafini, emesse in quantità dai motori diesel, le più nocive in quanto composte da sostanze cancerogene e che, per le loro piccole dimensioni, non solo restano sospese a lungo dell’aria e quindi facilmente inalabili, ma arrivano direttamente nelle parti profonde dell’albero respiratorio producendo tumori, passando nel circolo sanguigno e raggiungendo vari organi e apparati, dando luogo ad arterioscrelosi, infarto miocardio, ictus cerebrale; nella gestante attraversano la placenta per agire sul genoma del feto con conseguenti malattie transgenerazionali.
Sono effetti noti da tempo. Ora è stato dimostrato che queste particelle hanno una spiccata variabilità spaziale, essendo riscontrabili nella immediata vicinanza della sorgente, con una dispersione esponenziale nel raggio di 300-500 metri. Pertanto il BC è un indicatore ideale per individuare differenze di inquinamento veicolare tra zone a diversa intensità di traffico nella stessa città. La risoluzione spaziale del BC è tale da individuare differenze di concentrazione persino tra il centro della strada e il marciapiede. Grazie a queste caratteristiche, la misura del BC si propone come “marcatore di prossimità” delle emissioni in grado di fornire un monitoraggio ambientale più dettagliato, di valutare in modo più preciso l’entità dell’esposizione in una data zona della città e di evidenziare l’impatto positivo sulla qualità dell’aria delle diverse misure di limitazione del traffico adottate dalle Amministrazioni comunali, anche in zone limitate della città, come la zona Ecopass di Milano e la ZTL di Bologna.
Uno studio svolto a Milano, con risultati presentati al Congresso ISES/ISEE di Seul e in fase di pubblicazione, ha dimostrato che le concentrazioni di BC sono molto diverse nei tre settori a diversa viabilità lungo il percorso che unisce Piazza Loreto a Piazza del Duomo: in Corso Venezia (zona Ecopass) il BC presenta concentrazioni del 30% inferiori rispetto a quelle di Corso Buenos Aires (zona senza limitazioni); in Corso Vittorio Emanuele e Piazza Duomo (zone pedonali) il BC è del 60% inferiore a quello delle zone senza limitazioni. Registrando contemporaneamente nel corso dello studio i livelli degli indicatori classici (PM 10 – PM 2,5 – PM 1), non sono state invece rilevate differenze sulla base delle diverse intensità del traffico.
A determinare il comportamento del BC contribuiscono anche le caratteristiche urbanistiche delle città storiche, quelle tipiche degli “urban street canyon” che favoriscono l’accumulo delle emissioni prodotte al centro della strada.
Queste informazioni possono essere utili nel dibattito sulle responsabilità degli Amministratori comunali nei riguardi dell’inquinamento urbano da traffico.
Il processo che a Firenze ha contrapposto il Codacons all’Amministrazione comunale sulla base del mancato rispetto dei limiti fissati dalle norme per i livelli di PM 10, si è focalizzato su un paramentro che, come detto, non è quello più adeguato per evidenziare eventuali rischi per la salute degli abitanti di zone diverse per intensità di traffico.
Le affermazioni del legale del Sindaco di Firenze, accolte dal giudice (Corriere della Sera, 18 Maggio 2010) che “Un terzo della composizione delle PM 10 è determinato da situazioni naturali e comunque da fattori internazionali, per cui solo l’Unione Europea può predisporre una lotta efficace”, è rispondente alla vigente normativa comunitaria.
Non tiene conto però che:
1) Il Sindaco è autorità sanitaria locale, con facoltà di adottare provvedimenti allorchè insorgano rischi per la salute pubblica;
2) Le polveri in parte provengono da lontano, ma una quota è di produzione locale e questa è particolarmente elevata quando vi siano sfavorevoli condizioni meteoclimatiche e caratteristiche urbanistiche con l’effetto canyon tipico dei centri storici.
Un Sindaco potrebbe adottare misure di limitazione del traffico in determinate zone semplicemente sulla base del conteggio orario dei veicoli correlato alla concentrazione degli inquinanti, viste le evidenze del rapporto diretto tra intensità del traffico e qualità dell’aria. Ma se il Sindaco ritiene opportuno avere a disposizione elementi più tecnici, obiettivi e significativi della “esposizione di prossimità”, la determinazione della black carbon gli offre uno strumento estremamente significativo per adottare decisioni di restrizione zonale e valutarne i risultati.
Una considerazione sui Suv: sono tra i veicoli cittadini i più ingombranti, i più rumorosi, i più pericolosi per gli investiti in caso di incidenti, quelli che emettono la maggiori quantità di polveri ultrafini, appunto le black carbon. Cosa si aspetto a vietare loro l’ingresso e la circolazione nel centro storico?
Martedì 20 luglio 2010
di Antonio Faggioli
